Chi sono

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Bergamo, Italy
Mi chiamo Laura Ceresoli e sono una giornalista professionista con una grande passione per la cucina, la musica e la scrittura. Mi sono laureata nel 2002 all'Università di Bergamo alla facoltà di Lingue e letterature straniere con indirizzo in Scienze dell'editoria. Ho iniziato l'attività giornalistica nel 2002 al Nuovo giornale di Bergamo. Dal 2006 al 2010 sono stata redattrice per i quotidiani E polis per le redazioni di Bergamo e Brescia. Ho scritto per varie riviste di settore tra cui “Bergamo Economica”, trimestrale della Camera di Commercio di Bergamo. Nel 2012 ho aperto un ristorante a Nizza. Ho collaborato con L’Eco di Bergamo, con l'edizione bergamasca del “Corriere della Sera”, con il settimanale nazionale “VISTO” e con il settimanale “Bergamo Post”. Ho scritto svariati articoli anche per La confederazione, house organ della Siad (Società Italiana Acetilene e Derivati). Scrivo articoli a sfondo culinario per il bimestrale "Affari di Gola" e per la rivista economica on line www.larassegna.it.

sabato 4 novembre 2017

La trippa orobica che piace anche a Gordon Ramsay

Gordon Ramsay
di Laura Ceresoli
(tratto da Affari di gola)

È una delle zuppe più tipiche e succulente della tradizione orobica. In brodo, in umido, con una spolverata di parmigiano o accompagnata da una fetta di polenta, la trippa è un gustoso misto di frattaglie, verdure e spezie che di recente sta tornando in voga sulle tavole di molti ristoranti. Piatto unico per eccellenza fin dai primi del Novecento, questa pietanza nel corso degli anni ha vissuto alterne fortune. Già, perché l’idea di mettere sotto i denti le viscere di un bovino di certo non piace a tutti. Se da un lato le vecchie generazioni non hanno mai smesso di apprezzarla, dall’altro c’è anche una folta schiera di giovani pronti a storcere il naso appena ne sentono pronunciare il nome. 

mercoledì 1 novembre 2017

Sulla tavola a San Martino ieri e oggi maiale, manzo, oca e vino

Sulla tavola a San Martino
ieri e oggi
maiale, manzo, oca e vino
Così come i Celti festeggiavano il “Samuin” banchettando, il giorno di San Martino trascorreva anche nell’ingorda letizia delle tavole colme di ogni ben di Dio. Perciò, tuttora, la figura del Santo è sinonimo di abbondanza: “Ce sta lu sante Martino”, dicono ad esempio in Abruzzo quando in una casa non mancano le provviste. Sulla tavola per questa ricorrenza non deve mancare il vino, il novello in particolare, che viene stappato dappertutto proprio in questi giorni. Il vino nuovo ha un sapore che cambia di anno in anno, ma consente comunque di gustare al meglio le ricette dei piatti di carne di manzo, maiale, agnello, oca. La carne è infatti il must di questa festività: preferibilmente preparata arrosto. In alternativa all’arrosto, tipico della stagione è il maiale lesso, molto presente nelle sagre d’autunno, che può essere cucinato nelle sue differenti parti, dalla polpa alla pancetta. Qualcuno, nel menù di carne di San Martino ci aggiunge anche della salsiccia da cucinare arrosto. Infine, non si può prescindere dalle castagne, da preparare in casa con la padella bucata, ma anche come ripieno interno alle carni e ai dolci, o semplicemente sbucciate e avvolte nel cioccolato fuso.
Con il vino gli abitanti delle terre che una volta era la “Gallia Cisalpina” e che oggi alcuni chiamano Padania, consigliano di mangiare le castagne e l’oca: “Per San Martino castagne, oca e vino!”. Un’usanza, quella di mangiare l’oca, da rispettare per avere fortuna, come ci ricordano i Veneti: “Chi no magna l’oca a San Martin nol fa el beco de un quatrin!”.
Ma perché l’oca viene mangiata per la Festa di San Martino? 

giovedì 19 ottobre 2017

Autunno, stagione di funghi... da provare con il pollo!

Ecco un breve articolo della vicepresidente di Slow food internazionale come spunto di riflessione. A seguire una ricetta da eseguire con prodotti naturali di stagione.

«Quando mangiamo un hamburger proveniente da un fast food, interiorizziamo con esso anche i valori che porta con sé: impariamo che l’origine degli alimenti non ha importanza, che devono essere standardizzati e sempre uguali. E ancor più grave si digerisce l’idea che debba costare poco. E allora sì, possiamo considerare il cibo industriale e il fast food come un affronto alla democrazia». Questa la denuncia fatta da Alice Waters, vice presidente di Slow Food Internazionale e fondatrice del ristorante Chez Panisse, durante la sua Masterclass a Terra Madre Giovani – We Feed The Planet.

domenica 17 settembre 2017

Litigi tra bambini: è giusto che i genitori intervengano?

Sapete perché i bambini litigano e il giorno dopo giocano ancora insieme? Perché la loro felicità è più importante dell’orgoglio. Gli adulti avrebbero parecchio da imparare dai più piccini. E invece sempre più spesso si atteggiano a paladini della giustizia e scendono in campo con fare battagliero al minimo screzio per difendere a spada tratta i propri figli. Basta una battutaccia fuori posto, uno spintone o uno scherzo mal riuscito per far andare su tutte le furie le mamme chiocce. E così, quel piccolo litigio tra amichetti che si poteva risolvere nel giro di qualche ora spesso si trasforma in una faida che coinvolge grandi e piccini. Ho visto madri togliersi il saluto proprio per aver preso le parti  dei rispettivi figli. Certo, sedare gli animi quando al parco vediamo nostra figlia soccombere davanti agli insulti di quella che fino a due minuti prima era la sua migliore amica è un boccone amaro difficile da digerire.

mercoledì 6 settembre 2017

Marmellata di prugne... secche? Buonissima!

Chi l'ha detto che le prugne secche sono un cibo triste e poco saporito? Ecco la mia video ricetta per trasformare queste susine in una gustosa marmellata per la vostra colazione...


lunedì 28 agosto 2017

Focaccine home made con gli aromi del mio orto

Non c’è niente di più avvolgente e stuzzicante dell’aroma del pane appena sfornato. L’altra sera casa mia era inebriata proprio da questo goloso profumo. Merito delle mie focaccine home made. Per realizzarle ho seguito una ricetta semplice con ingredienti naturali e aromi del mio orto. Ecco la ricetta:
Per l’impasto:
- 80 gr di farina bianca con semi di lino e girasole
- un cucchiaio di sale
- un cucchiaino di zucchero
- Mezza bustina di fecola di patate (quella che utilizzate per preparare il puré)
- Tre cucchiai di olio extravergine
- Una bustina di lievito madre integrale
- Acqua q.b. (circa 150 ml)

Due storiche trattorie da premio

di Laura Ceresoli
(Tratto dal n. di luglio 2017 di Affari di gola)

Ci sono delle piccole oasi incontaminate dove il tempo sembra essersi cristallizzato a mezzo secolo fa. Si tratta di ristorantini immersi nella natura dove le antiche ricette della tradizione orobica vengono tramandate di mamma in figlia. Sulle tavole di questi locali a conduzione familiare regna la genuinità di vini, carni e formaggi a kilometro zero provenienti dalle aziende agricole adiacenti. In Bergamasca esistono ancora posti come questi. È il caso della “Trattoria Bolognini” di Mapello e della “Piccola Trattoria da Tite” di Valsecca che, non a caso, lo scorso giugno si cono aggiudicate il riconoscimento di “Storica Attività” dalla Regione Lombardia. Il premio viene assegnato a chi può vantare almeno 50 anni di storia, anche non continuativa, mantenendo inalterati i propri prodotti, l’insegna e possibilmente la gestione e la sede fisica. Così ora questi due ristoranti orobici sono entrati a far parte di diritto del Registro regionale dei luoghi storici del commercio, istituito per la tutela e la valorizzazione delle tipicità locali, delle caratteristiche merceologiche, della presenza commerciale all’interno dei centri urbani, della tradizione e del contesto in cui si sono sviluppate. Una grande soddisfazione per due realtà autoctone che in fatto di tradizione gastronomica la sanno davvero lunga. Ad accomunarle è una grande coesione familiare, un forte rispetto per le proprie radici e un menu ricco di specialità rigorosamente fatte in casa con prodotti di stagione. Il tutto strizzando l’occhio all’innovazione per tenersi sempre e comunque al passo coi tempi.

lunedì 24 luglio 2017

La torta alle mele di Cappuccetto Rosso

"C'era una volta una bella bambina che si chiamava Cappuccetto Rosso perché indossava sempre un cappotto di colore rosso. Un giorno Cappuccetto rosso aveva chiesto alla mamma di preparare una torta alle mele da portare alla nonna malata...". Inizia così la storia che ogni sera racconto alla mia bimba per farla piombare nel mondo dei sogni. La celebre fiaba di Charles Perrault ha ispirato anche la ricetta che io e la mia bimba abbiamo deciso di preparare insieme. Vi assicuro che è semplicissima e davvero golosa. Per la base di questo dolce abbiamo preso spunto dal quatre quarts bretone i cui ingredienti hanno le stesse dosi. Ovvero:

giovedì 4 maggio 2017

Al mercato a caccia di bontà

di Laura Ceresoli
(Tratto dal n. di marzo 2017 di Affari di gola)

Girare fra i numerosi banchetti stipati di golosità, confrontare i prezzi, acquistare i cibi più appetibili da mettere in tavola. Fare la spesa al mercato non è solo un piacere ma un lavoro certosino. Bisogna infatti aguzzare la vista per selezionare i prodotti migliori. In Bergamasca durante tutta la settimana ci sono diversi appuntamenti ambulanti che offrono  svariate occasioni per cucinare un ottimo pranzetto spendendo poco. Il più grande è quello del lunedì alla Malpensata con ben 252 posteggi per le bancarelle. Di queste il 30 per cento è gestito da stranieri. C’è poi il mercato dello stadio, il secondo in ordine di grandezza: con i suoi 52 stand di cui 20 alimentari, ha saputo mantenere negli anni la sua impronta orobica con una percentuale di commercianti autoctoni che si aggira attorno al 95 per cento.

mercoledì 3 maggio 2017

Facciamo la scarpetta: i consigli della Macelleria Bruno Magri di Chiuduno

L'espressione tutta italiana e non traducibile in altre lingue, riporta alla golosa abitudine di raccogliere il sugo rimasto nel piatto con un pezzo di pane. Ma il galateo mette i bastoni tra le ruote. Anche se molti non rinunciano a una "puciatina" (usando un termine orobico) per prolungare il piacere della pietanza appena mangiata. Gli spaghetti al ragù sono così sugosi, la salsa dell'arrosto rimasta nel piatto talmente invitante, che spesso è impossibile resistere: bisogna fare la scarpetta. Com'è pittoresca l'espressione tutta italiana per dire "raccogliere il sugo rimasto nel piatto passandovi un pezzetto di pane infilzato nella forchetta, o più comunemente tenuto tra le dita" (secondo la definizione del Dizionario Treccani) e che il Grande Dizionario della Lingua Italiana riporta attestata per la prima volta nell'italiano scritto solo nel 1987.

venerdì 24 febbraio 2017

Caffè o cappuccino? Il rito delle colazioni nei bar di Bergamo

Di Laura Ceresoli
(Tratto dal numero di settembre di Affari di gola)
Ci sono giovani che fin dalle prime ore del mattino amano deliziarsi con frappuccini o caffè lunghi, magari accompagnati da muffin e pancakes, in perfetto stile americano. I più salutisti invece preferiscono sostituire caffeina e cibi troppo calorici con spremute d’arancia, centrifughe, succhi di frutta biologici o infusi alle erbe. Alla fine però, vuoto o ripieno, il classico cornetto accompagnato da un cappuccio resta un connubio intramontabile per la maggior parte dei bergamaschi. Già, perché se è vero che le nuove tendenze hanno trasformato la colazione in un irrinunciabile appuntamento goloso ricco di estrose ghiottonerie, la tradizione prende sempre il sopravvento sulle mode. Così, chi entra nel suo bar di fiducia tra le 6 e le 10 del mattino ha già le idee chiare. Circa il 70% dei clienti ordina ancora una bevanda calda con un dolce, quasi sempre una brioche, con una spesa media che oscilla intorno ai 2,30 euro. A cambiare sono più che altro gli ingredienti.

giovedì 23 febbraio 2017

"A Medjugorje Dio ha Parlato al Mio Cuore"

Tratto da Affari di gola

di Laura Ceresoli

A Medjugorje, in una zona tranquilla immersa nel verde, c’è da qualche mese un hotel in cui si parla bergamasco. Si chiama Stella Maris e a gestirlo c’è un seriano che in fatto di ristorazione la sa lunga. Classe 1956, Venanzio Poloni è albergatore da oltre 30 anni ed è titolare dell’albergo Centrale di Fino del Monte. Negli ultimi 20 anni ha accompagnato tantissimi pullman di pellegrini come capogruppo in vari santuari mariani. Di qui l’idea di lasciare la Valle Seriana per la Bosnia Erzegovina, per stare più vicino alla Madonna e trasmettere agli altri, anche attraverso il lavoro di ristoratore, la sua testimonianza cristiana. È alla guida dell’hotel Stella Maris a Medjugorje dallo scorso primo aprile e sta già riscuotendo parecchi consensi tra i clienti, non solo per la qualità delle camere ma anche per l’ottimo servizio di ristorazione.